Educazione

marzo 25, 2008

Adesso vivamo in Francia, ma il lavoro e’ in Svizzera, le famiglie in Italia.

L’anno prossimo mio figlio andra’ alla scuola materna. Scelta facile: c’e’ un asilo aziendale dove sia mio marito che io lavoriamo, e’ carino, moderno, orari abbastanza comodi, insomma, poche ragioni per non utilizzarlo. Eppure alcuni colleghi fanno scelte diverse.

Tralascio i miei commenti su coloro che si rovolgono altrove per garantire frequentazioni altolocate ai proprio pargoli: spero di non essere MAI portata a considerare l’opzione.

Cerco invece di riflettere sulla scelta di altri, motivata dal garantire un’adeguata preparazione pre-scolastica, tale che i bimbi non possano poi trovarsi in difficolta’ alle elementari, soprattutto se saranno iscritti ad una scuola francese.

L’istinto mi fa accapponare la pelle: preparazione e difficolta’ non sono parole che lego volentieri all’immagine di un bimbo di 6 anni, quantomento non ad un bimbo “normodotato”.

La mia mamma, maestra non ha mai apprezzato i bimbi “saputelli” che arrivavano in prima elementare gia’ sapendo leggere, scrivere e magari contare. Mi dice che rendevano piu’ difficile il lavoro della classe, si annoiavano piu’ facilmente, rimanevano bloccati dagli schemi logici e di apprendimento precedenti, non sempre in linea con quelli usati a scuola. Mi sembrano considerazioni condivisibili.

Non so se in Italia le cose siano cambiate, da allora, ma in Francia esistono PROGRAMMI di lavoro per le scuole materne che prevedono un certo numero di vocaboli da apprendere, un certo numero di parole da saper scrivere, e via di seguito (sono alla ricerca dei programmi ufficiali pubblicati dal ministero, non appena li avro’ trovati mettero’ un link).

Che fare? Assecondare questa visione, cercare di insegnare lettura, scrittura e conti a bimbi cosi’ piccoli? Forse sono naif, ma penso che i bambini abbiano bisogno di tempo per giocare, per imparare a stare con gli altri, per curiosare quante piu’ attivita’ siano possibili, per poter poi scegliere la loro strada.

Credo che non saro’ mai abbastanza grata ai miei genitori per avermi fatto provare un sacco di sport, per avermi messo di fronte libri di ogni genere, fatto viaggiare e soprattutto impedito di diventare una “fanatica” di qualunque cosa, ma sempre e solo un’appassionata, che fosse dello sport o delle attivita’ scolastiche e non.

Questo vorrei poter fare con il mio bimbo: dargli delle opportunita’, condite dalla liberta’ di poterle scegliere.

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Rileggendo qui sopra….mi scopro sempre piu’ legata ad un passato scout e all’essere stata capo in Agesci. Ecco un estratto dal Patto Associativo, che meglio delle mie parole spiega quello che vorrei insegnare a Pietro:

“La nostra azione educativa cerca di rendere liberi, nel pensare e nell’agire, da quei
modelli culturali, economici e politici che condizionano ed opprimono, da ogni
accettazione passiva di proposte e di ideologie e da ogni ostacolo che all’interno
della persona ne impedisca la crescita.”


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