Passatempi educativo-demenziali

dicembre 15, 2008

In preparazione al Natale: e’ da Novembre che le domeniche piovose si passano in produzioni culinarie e decorative.
Fra tutte: le decorazioni per l’albero in pasta di sale, dipinte a mano da Pietro, ma anche da mamma e papa’…
Ricetta: tanta farina quanto sale (in volume), un cucchiaino di colla da tappezziere, acqua q.b. per una pasta morbida, stile plastilina. I puristi parlano di usare sale finissimo…noi ci siamo accontentati di quello che c’era in casa. E per i colori: vecchie tempere e pennelli! Volendo anche una mano di vernice trasparente per proteggere, ma non abbiamo avuto tempo!

Da notare, fra le opere meglio riuscite, Milito e Zanetti, ovvero, educazione alle differenze religiose ed alla tolleranza 🙂

Annunci

Palla dieci

maggio 6, 2008

Approfittando delle belle giornate dello scorso fine settimana ho passato parecchio tempo in giardino a giocare con Pietro. Contenta come una bambina, ho voluto insegnargli a giocare a “Palla dieci”.
Dalle mie parti, si chiamava cosi’ quel gioco fatto con la palla da lanciare contro il muro in serie sempre piu’ brevi (da 10 a 1) ma con difficolta’ crescenti.

Ad esempio:
lanciare la palla dieci volte (contando ad alta voce) contro il muro e riprenderla senza farla rimbalzare
nove volte facendola rimbalzare una volta per terra
otto volte battendo le mani mentre la palla e’ in aria
e cosi’ via…

Siccome ormai sono passati 25 anni dall’ultima volta che ci ho giocato, non mi ricordavo tutti i “gradi di difficolta’”. Ho pensato quindi di rivolgermi a Google per avere lumi.

Bene, digitando “giochi cortile palla”, fra le 10 prime risposte ho trovato questo. A me pare poco sano, e non ho voglia che per Pietro i giochi da cortile siano questi, quindi apro oggi la campagna educativa “pro ginocchia sbucciate”, che Nintendo non potra’ credo simulare…

p.s. chiunque avesse idea delle varie “mosse” di Palla Dieci e’ invitato a fermele sapere (altrimenti mi tocchera’ inventarmele :-))


Asilo nido? No grazie!

aprile 1, 2008

Quando Pietro aveva circa un mese ho iniziato a cercare qualcuno che se ne potesse prendere cura quando fossi dovuta tornare al lavoro (tre mesi dopo).

Asilo nido? Viviamo in campagna, zona di piccoli paesi e tanti bimbi: inevitabilmente, i posti nei tre asili nido della regione sono già presi.

Pare pero’ che in Francia la soluzione piu’ comune sia quella di rivolgeri ad un’ “assistante maternelle” o “nounou”.

Si tratta di una specie di nido casalingo: una signora puo’ chiedere un “agrement” (una licenza) allo stato per accogliere dei bimbi a casa sua, eventualmente insieme ai propri (e’ un mestiere molto comune fra le mamme che scelgono di interrompere altre attivita’ per poter seguire i propri bimbi piccoli).

Prima di ricevere la licenza c’e’ l’obbligo di seguire alcuni brevi corsi di formazione e di accogliere per varie ispezioni casalinghe un’assistente sociale, che valuta l’ambiente in cui i bimbi saranno ospitati, gli spazi, l’organizzazione e pulizia…

Una volta ottenuta la licenza, si viene inseriti nella lista comunale delle “nounou agrees”, a cui le mamme come me si rivolgono per la loro ricerca.

Beh, non é stato facile trovare la persona “giusta” che avesse anche disponibilità, ma ce l’ho fatta. Una volta trovato un accordo, mi sono fatta aiutare dal “Relais assistantes maternelles” per scrivere il contratto con la nostra tata ed iscrivermi ai vari servizi statali correlati. Cosi’ ho scoperto anche che io avrei dovuto pagare alla nounou solo lo stipendio netto, che lo stato francese avrebbe aggiunto di sua tasca i contributi e in piu’ mi avrebbe rimborsato parte delle mie spese…

Pare incredibile, ma funziona! Credo che a livello finanziario per lo stato sia vantaggioso rispetto al moltiplicare gli asili nido: niente spese per le strutture, costi reali per il personale e basta!

Chissa’ che anche in Italia si possa riuscire ad organizzare un giorno qualcosa di simile?


Si puo’ fare….basta crederci! (e avere un po’ di fortuna)

marzo 28, 2008

1987: Terza media alla “Ugo Foscolo”, Pieve Ligure (GE).

18 alunni, a scuola col pullmino, villetta anni ’60 convertita per accogliere le 3 classi delle medie.

Ora di “Educazione tecnica”: un professore simpatico, severo, preciso, che ci insegna tecnologie dei materiali (ricordo ancora i trattamenti del ferro per diventare acciaio), disegno tecnico, programmazione in basic. Ci parla del nuovo sistema di riproduzione dei suoni, che rimpiazzerà a suo avviso le cassette (il CD), e delle fonti di energia.

Parla del nucleare, del sogno della fusione, dei grandi laboratori dove si studia fisica delle particelle. I tre argomenti, cosi’ distinti, si mescolano un po’, non so se solo nella mia testa di studentessa o anche nella sua di professore di provincia, ma propendo per la prima opzione.

Decido che da grande lavorero’ al CERN, Ginevra, dove scopriro’ come controllare la fusione nucleare, liberando il mondo intero dal problema dell’esaurimento delle fonti energetiche e dall’inquinamento.

1997: 5 anno di Ingegneria Meccanica, corso di Progettazione, Genova

Una decina di studenti, corso poco amato e complementare, il prof entra in aula e pubblcizza le possibilita’ per giovani studenti di passare dei periodi piu’ o meno lunghi al CERN, per fare uno stage o la tesi di laurea.

Mi iscrivo immediatamente, per il programma piu’ lungo, chiedo di rimanere 8 mesi per fare la tesi, anche se ancora devo dare un numero spropositato di esami, e mi selezionano.

Il dopo? Beh, lungo da raccontare, ma la sintesi e’ che sono passati ormai 11 anni da allora…e sono ancora qui.

Bilancio? ancora innamorata di questo laboratorio, magari un po’ piu’ informata su quello che realmente si fa, con obiettivi personali un po’ piu’ terra-terra del salvare il mondo…


Educazione

marzo 25, 2008

Adesso vivamo in Francia, ma il lavoro e’ in Svizzera, le famiglie in Italia.

L’anno prossimo mio figlio andra’ alla scuola materna. Scelta facile: c’e’ un asilo aziendale dove sia mio marito che io lavoriamo, e’ carino, moderno, orari abbastanza comodi, insomma, poche ragioni per non utilizzarlo. Eppure alcuni colleghi fanno scelte diverse.

Tralascio i miei commenti su coloro che si rovolgono altrove per garantire frequentazioni altolocate ai proprio pargoli: spero di non essere MAI portata a considerare l’opzione.

Cerco invece di riflettere sulla scelta di altri, motivata dal garantire un’adeguata preparazione pre-scolastica, tale che i bimbi non possano poi trovarsi in difficolta’ alle elementari, soprattutto se saranno iscritti ad una scuola francese.

L’istinto mi fa accapponare la pelle: preparazione e difficolta’ non sono parole che lego volentieri all’immagine di un bimbo di 6 anni, quantomento non ad un bimbo “normodotato”.

La mia mamma, maestra non ha mai apprezzato i bimbi “saputelli” che arrivavano in prima elementare gia’ sapendo leggere, scrivere e magari contare. Mi dice che rendevano piu’ difficile il lavoro della classe, si annoiavano piu’ facilmente, rimanevano bloccati dagli schemi logici e di apprendimento precedenti, non sempre in linea con quelli usati a scuola. Mi sembrano considerazioni condivisibili.

Non so se in Italia le cose siano cambiate, da allora, ma in Francia esistono PROGRAMMI di lavoro per le scuole materne che prevedono un certo numero di vocaboli da apprendere, un certo numero di parole da saper scrivere, e via di seguito (sono alla ricerca dei programmi ufficiali pubblicati dal ministero, non appena li avro’ trovati mettero’ un link).

Che fare? Assecondare questa visione, cercare di insegnare lettura, scrittura e conti a bimbi cosi’ piccoli? Forse sono naif, ma penso che i bambini abbiano bisogno di tempo per giocare, per imparare a stare con gli altri, per curiosare quante piu’ attivita’ siano possibili, per poter poi scegliere la loro strada.

Credo che non saro’ mai abbastanza grata ai miei genitori per avermi fatto provare un sacco di sport, per avermi messo di fronte libri di ogni genere, fatto viaggiare e soprattutto impedito di diventare una “fanatica” di qualunque cosa, ma sempre e solo un’appassionata, che fosse dello sport o delle attivita’ scolastiche e non.

Questo vorrei poter fare con il mio bimbo: dargli delle opportunita’, condite dalla liberta’ di poterle scegliere.

***********

Rileggendo qui sopra….mi scopro sempre piu’ legata ad un passato scout e all’essere stata capo in Agesci. Ecco un estratto dal Patto Associativo, che meglio delle mie parole spiega quello che vorrei insegnare a Pietro:

“La nostra azione educativa cerca di rendere liberi, nel pensare e nell’agire, da quei
modelli culturali, economici e politici che condizionano ed opprimono, da ogni
accettazione passiva di proposte e di ideologie e da ogni ostacolo che all’interno
della persona ne impedisca la crescita.”